
Non sono sicuro nella mobilità del futuro l’auto avrà ancora lo stesso peso che ha avuto nel secolo scorso. Eppure, nonostante la crisi del settore, nonostante le previsioni di medio-lungo periodo presentano uno scenario con pochi player globali, a Ginevra c’erano tutti i marchi. Ma proprio tutti. Un must, per lo storico salone. Un giro nei due padiglioni Salone dell’Auto di Ginevra ed una impressione decisa: si punta sull’eco-sostenibilità dei modelli, molto meno sulla sicurezza. Forse la si dà per scontata, ma una esposizione dovrebbe mettere in mostra gli aspetti più importanti dell’auto. Capisco, però, che l’estetica conti più di tutto (e di fatti le auto esposte vengono continuamente lucidate). Il secondo aspetto di forte comunicazione è legato alle prestazioni ambientali: tutte le case espongono modelli (o concept car) in cui vengono descritte con adesivi, poster ed etichette l’efficienza ambientale della delle auto. Fra tutti Renault sembra essere un passo avanti e, come era già successo con le stelle EuroNCAP, sta evidenziando negli spot commerciali il suo impegno per costruire veicoli puliti: Renault Fluence sarà disponibile a fine 2011

A testimonianza di come tutti si muovano su questo piano, anche la Ferrari presenta un modello ibridi di colore insolitamente verde. Comprereste una Ferrari verde?
Meno spazio alla sicurezza stradale, dicevo. Sia negli allestimenti degli stand, sia nella documentazione esplicativa dei veicoli, questo aspetto non è quasi mai presente. In un solo marchio le stelle EuroNCAP erano evidenti: la Toyota Prius. In tutto il resto dell’esposizione, non l’ho incontrato.

Molte auto, dunque al Salone. Ma ci sarà posto per tutti?
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Stamattina ho letto questo interessante articolo su Repubblica. In periodi di difficoltà nel trovare (e mantenere) un lavoro, di precarietà dei rapporti di lavoro, di difficoltà per le giovani famiglie il fatto che marito e moglie lavorino in luoghi diversi non cedo sia una cosa così sporadica.
L’ISTAT li definisce “Pendolari della famiglia”, un fenomeno che oggi riguarda in Italia quasi due milioni e mezzo di persone, di cui 650 mila formano stabilmente nuclei di “famiglie a distanza”, con numeri in perenne crescita, e dove le donne in trasferta sono sempre di più.
A questi vanno aggiunti, nelle grandi città, le famiglie in cui almeno dei due genitori esce di casa molto presto, in treno o in auto, per raggiungere il lavoro e rientra a casa molto tardi, in treno o in auto: anche in questi casi, almeno durante la settimana, il rapporto di coppia è molto allentato. Per chi ha figli è ancora più difficile. Soprattutto se nella città in cui si risiede non ci sono altri aiuti su cui contare (nonni, zii, amici). Difficile e costoso, proprio come nelle storie raccontate nell’articolo.
Ma d’altronde pur di avere un figlio una coppia mette in conto difficoltà, disagi e costi. E fa poi di tutto per dedicargli tutto il tempo possibile. Sono le difficoltà della mia generazione: mancanza di condivisione della quotidianità, relazioni familiari sono fatte di momenti, desiderio di migliorare la qualità della vita, insofferenza verso tutto ciò che ostacola questi sforzi (il traffico, la qualità dei servizi, ecc.). Ma di fondo c’è molto ottimismo. Se no, come si farebbe?
Aspettando il Salone di Ginevra, che dovrei visitare nei prossimi giorni…

“Oggi la benzina è rincarata
E’ l’estate del quarantasei
Un litro vale un chilo d’insalata
Ma chi ci rinuncia
A piedi chi va?
L’auto che comodità !
Sulla topolino amaranto
dai siedimi accanto
che adesso si va!”
(Paolo Conte, Il topolino amaranto, 1975)