Parte la FormulaE: e si parla anche di sicurezza

E’ appena finita la prima gara della FormulaE, campionato di motorsport che si corre con sole auto (sportive) elettriche all’interno di alcune città. La prima tappa, significativa, a Pechino, in Cina, città simbolo della (cattiva) qualità dell’aria in molte città.  Le auto “assomigliano” a quelle della F1 ma, appunto sono elettriche. Ma la prima gara non ha fatto vedere solo come siano performanti le auto dal punto di vista ambientale: ha confermato che (per fortuna) sono anche sicure.

All’ultimi giro, all’ultima curva il pilota Prost (figlio del più famoso pilota degli anni ’80), al comando da inizio gara, con una manovra a prima vista un po’ pericolosa, cercando di chiudere la traiettoria, ha toccato il pilota Nick Heidefield che lo stava passando: incidente inevitabile, con l’auto guidata da quest’ultimo che ha fatto un volo, capovolgendosi, prima di toccare il suolo. Il pilota, per fortuna, é uscito illeso (e arrabbiato con Prost).

Gioisce un’altra vecchia guida della F1, Lucas Di Grassi, primo pilota a vincere una gara do Formula E.

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Un Bateau Mouches sostenibile

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Se a Parigi, come quasi tutti i turisti pensate di fare una breve navigazione sulla Senna, sui magici “Bateau Mouches”, io consiglio l’operatore Batostar: al momento é l’unico battello alimentato ad energia solare che naviga sulla Senna per i turisti. E’ un piccolo operatore e il battello trasporta non più di 60 persone, ma credetemi, meno siete, meglio é…. l’esperienza di oggi é stata davvero bella: eravamo solo in quattro. Niente musica, niente guide, niente cuffiette che ti spiegano tutto. Solo tu e il silenzio intorno a te (fin dove é possibile, ovviamente, siamo a Parigi…). La dolce brezza del vento nei pochi spazio all’aperto (ai due angoli a prua e poppa), i rumore del contatto del battello con l’aqua, le voci in lontananza degli altri affollati battelli. Insomma, una breve esperienza che consiglio.

Il tragitto é breve, circa 40 minuti tra l’Hotel de Ville e i ponti all’altezza di Place de la Bastille. Non vedrete la Torre Eiffel, non vedrete i Pinti della zona de la Concorde, non vedrete il Musee d’Orsay, ma quel poco che vedete ve lo gustate veramente.

Buona navigazione.

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A proposito di “fuel economy”

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Ho partecipato oggi ad un interessante dibattito promosso da Global Fuel Economy Initiative : una sessantina di esperti di diversi paesi (non necessariamente europei) si sono confrontati su come promuovere politiche di riduzione della CO2 sul settore trasporti, e più in particolare sui veicoli.

Guardando alle previsioni di sviluppo della motorizzazione in paesi come Cina, India, Brasile, é evidente che é necessario promuovere legislazioni che permettano di mantenere le emissioni sotto controllo. Al momento il paese che ha la flotta più “pulita” (in media) é il Giappone, grazie soprattutto ad una più matura penetrazione di vetture ibride e a politiche di lungo periodo sui veicoli tradizionali.

L’Europa sta facendo bene e forse ha avviato il più ambizioso piano di contenimento (i famosi 95gr CO2 entro il 2020), nonostante il nervosismo dei costruttori.

Per un consumatore europeo acquistare un’auto Euro 5 o 6 significa essere sicuro che l’auto rispetta un certo standard ed é pertanto “pulita”, o meglio, più “pulita” di uno standard Euro 2 o 3. Per per arrivare a questi standard c’é voluto tempo e i benefici si vedranno nel medio periodo (già si vedono, in realtà).

Ma non é cosi’ ovunque nel mondo. C’é chi é più avanti, chi più in dietro. C’é addirittura chi non ha politiche avviate (della serie: industria, potete vendere sul mercato qualsiasi tipo di veicolo, potrebbe pure emettere la classica nube nera dallo scappamento).

GFEI aiuta in particolare questi Stati promuovendo dibattiti, conoscenze, strumenti per avviare politiche di fiele economy.

E non é facile. Provate a pensare: occorre conoscere il parco veicolare, sapere quanto inquina, avere una panoramica delle tecnologie disponibili; valutare la qualità del carburante presente nello specifico paese; costruire i laboratori per la misurazioni e i test; definire politiche di incentivi/penalizzazioni; promuovere sistemi di etichettatura ambientale per aiutare i consumatori a capire cosa acquistano (vedi esempio lavatrici) . Non basta fare una legge che dica “I veicoli venduti in Cina devono rispettare la direttiva Cina 4″…

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