La guerra dell’acqua…era già cominaciata
Ivano Fossati lo canta da un po’, e ci ha dedicato un pezzo nell’ultimo album “Canzoni Modere”. Se ne era accordo, la guerra dell’acqua è già cominciata (canzone che vi allego, tratta dalla partecipazione ad X-Factor nella passata edizione)…ma la notizia è di oggi, con la conversione in legge del decreto salva-infrazioni comunitarie, che di fatto spiana la strada alla privatizzazione dell’acqua.
Oggi ho ricevuto una mail da un amico che contiene un appello di p.Zanotelli scritto questa estate che pubblico integralmente. Ci aveva visto anche lui….:
L’acqua non è una merce: l’appello di p.Alex Zanotelli
Nel cuore di questa estate torrida e di questa terra calabra, lavorando con i giovani nelle cooperative del vescovo Bregantini (Locride) e dell’Arca di Noè (Cosenza), mi giunge, come un fulmine a ciel sereno, la notizia che il governo Berlusconi sancisce la privatizzazione dell’acqua.
Infatti il 5 agosto il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112 del ministro G. Tremonti che nel comma 1 afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica. Tutto questo con l’appoggio dell’opposizione, in particolare del PD, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta. (Una decisione che mi indigna, ma non mi sorprende, vista la risposta dell’on.Veltroni alla lettera sull’acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!).
Così il governo Berlusconi, con l’assenso dell’opposizione, ha decretato che l’Italia è oggi tra i paesi per i quali l’acqua è una merce.
Dopo questi anni di lotta contro la privatizzazione dell’acqua con tanti amici,con comitati locali e regionali, con il Forum e il Contratto Mondiale dell’ acqua ……queste notizie sono per me un pugno allo stomaco, che mi fa male. Questo è un tradimento da parte di tutti i partiti! Ancora più grave è il fatto che il “Decreto modifica la natura stessa dello Stato e delle collettività territoriali. I Comuni non sono più dei soggetti pubblici territoriali responsabili dei beni comuni, ma diventano dei soggetti proprietari di beni competitivi in una logica di interessi privati, per cui il loro primo dovere è di garantire che i dividendi dell’impresa siano i più elevati nell’interesse delle finanze comunali.“ Ci stiamo facendo a pezzi anche la nostra Costituzione!
Concretamente cosa significa tutto questo? Ce lo rivelano le drammatiche notizie che ci pervengono da Aprilia (Latina) dimostrandoci quello che avviene quando l’acqua finisce in mano ai privati. Acqualatina, (Veolia, la più grande multinazionale dell’acqua ha il 46,5 % di azioni) che gestisce l’acqua di Aprilia, ha deciso nel 2005 di aumentare le bollette del 300%! Oltre quattromila famiglie da quell’anno, si rifiutano di pagare le bollette ad Acqualatina, pagandole invece al Comune.
Ora, nel cuore dell’estate, Acqualatina manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori o ridurre il flusso dell’acqua. Tutto questo con l’avallo del Comune e della provincia di Latina! L’obiettivo? Costringere chi contesta ad andare allo sportello di Acqualatina per pagare. E’ una resistenza eroica e impari questa di Aprilia: la gente si sente abbandonata a se stessa. Non possiamo lasciarli soli!
L’ estate porta brutte notizie anche dalla mia Napoli e dalla regione Campania. L’assessore al Bilancio del Comune di Napoli, Cardillo, lancia una proposta che diventerà operativa nel gennaio 2009. L’ Arin, la municipalizzata dell’acqua del Comune di Napoli, diventerà una multi-servizi che includerà Napoligas e una compagnia per le energie rinnovabili. Per far digerire la pillola, Cardillo promette una “Robintax” per i poveri (tariffe più basse per le classi deboli). Con la privatizzazione dell’acqua si creano necessariamente cittadini di seria A (i ricchi ) e di serie B (i poveri), come sostiene l’economista M. Florio dell’Università degli studi di Milano.
A questo bisogna aggiungere la grave notizia che a Castellamare di Stabia (un comune di centomila abitanti della provincia di Napoli), 67 mila persone hanno ricevuto, per la prima volta, le bollette dalla Gori, (una SPA di cui il 46% delle azioni è di proprietà dell’Acea di Roma).Questo in barba alle decisioni del Consiglio Comunale e dei cittadini che da anni si battono contro la Gori, che ormai ha messo le mani sui 76 Comuni Vesuviani (da Nola a Sorrento).
“Non pagate le bollette dell’acqua!”, è l’invito del Comitato locale alle famiglie di Castellamare. Sarà anche qui una lotta lunga e difficile, come quella di Aprilia. Mi sento profondamente ferito e tradito da queste notizie che mi giungono un po’ dappertutto. Mi chiedo amareggiato:” Ma dov’è finita quella grossa spinta contro la privatizzazione dell’acqua che ha portato alla raccolta di 400 mila firme di appoggio alla Legge di iniziativa popolare sull’acqua?
Ma cosa succede in questo nostro paese? Perchè siamo così immobili? Perchè ci è così difficile fare causa comune con tutte le lotte locali, rinchiudendoci nei nostri territori? Perché il Forum dell’acqua non lancia una campagna su Internet, per inviare migliaia di sollecitazioni alla Commissione Ambiente della Camera dove dorme la Legge di iniziativa popolare sull’acqua? Non è giunto il momento di appellarsi ai parlamentari di tutti i partiti per far passare in Parlamento una legge-quadro sull’acqua?
Dobbiamo darci tutti una mossa per realizzare il sogno che ci accompagna e cioè che l’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con totale capitale pubblico, al minor costo possibile per l’utente,senza essere SPA. “L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne “illecito”profitto- ha scritto l’arcivescovo emerito di Messina G. Marra.Pertanto si chiede che venga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società pubblica, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile.”
Quando ascolteremo parole del genere dalla Conferenza Episcopale Italiana? Quand’è che prenderà posizione su un problema che vuole dire vita o morte per le nostre classi deboli, ma soprattutto per gli impoveriti del mondo? (Avremo milioni di morti per sete!).
E’ quanto ha affermato il 16 luglio, il Papa Benedetto XVI:” Riguardo al diritto all’acqua, si deve sottolineare anche che si tratta di un diritto che ha un proprio fondamento nella dignità umana .Da questa prospettiva bisogna esaminare attentamente gli atteggiamenti di coloro che considerano e trattano l’acqua unicamente come bene economico.” Quand’è che i nostri vescovi ne trarranno le dovute conseguenze per il nostro paese e coinvolgeranno tutte le parrocchie in un grande movimento in difesa dell’acqua? L’acqua è vita. “L’acqua è sacra, non solo perché è prezioso dono del Creatore- ha scritto recentemente il vescovo di Caserta, Nogaro – ma perché è sacra ogni persona, ogni uomo, ogni donna della terra fatta a immagine di Dio che dall’acqua trae esistenza, energia e vita.
Sull’acqua ci giochiamo tutto!
Partendo dal basso, dalle lotte in difesa dell’acqua a livello locale, dobbiamo ripartire in un grande movimento che obblighi il nostro Parlamento a proclamare che l’acqua non è una merce, ma un diritto di tutti. Diamoci da fare perché vinca la vita!”.
padre Alex Zanotelli
IL DOCUMENTO DI CITTADINANZA ATTIVA
Anche Cittadinanzattiva, una onlus e un movimento di partecipazione civica che opera in Italia e in Europa per la promozione e la tutela dei diritti dei cittadini e dei consumatori. ha prediposto un comunicato che condivido e che riporto:
Cittadinanzattiva, quale organizzazione civica fortemente radicata nel tessuto sociale, fondata sulla partecipazione alle politiche pubbliche e ispirata alla tutela e alla promozione dei diritti, sostiene da sempre il concetto di acqua come bene pubblico e servizio universale, sancendo l’accesso a questa risorsa (indispensabile ed insostituibile) quale diritto inalienabile.
Si tratta di un servizio pubblico, che a nostro avviso non può avere rilevanza economica, destinato a tutti coloro che vivono sul territorio italiano senza discriminazioni ed esclusioni, da regolare, gestire e controllare sotto la responsabilità delle istituzioni pubbliche – che ne devono mantenere la proprietà – con la partecipazione dei cittadini singoli e associati, così come stabilito dal comma 461 dell’art. 2 della legge 244/2007.
È, tuttavia, evidente che l’inefficienza del servizio idrico costituisce un dato di fatto in ampie zone del nostro Paese. La gestione del servizio presenta ancora un’eccessiva frammentarietà; le reti continuano a versare in uno stato di usura tale da provocare la perdita media del 34% dell’acqua immessa nelle tubature ed il 30% della popolazione italiana è sottoposto ad un approvvigionamento discontinuo ed insufficiente. Gli investimenti sono insufficienti (su circa 6 miliardi di euro previsti al 2008 solo il 56% è stato realizzato) e non giustificano il costante aumento delle tariffe (+47% dal 2000 ad oggi).
La risoluzione di tali criticità non può essere sicuramente individuata nelle misure previste dall’art. 15 del decreto legge 135/2009, attualmente in discussione alla Camera, che non contiene assolutamente gli elementi di una riforma organica del servizio idrico integrato ma di fatto sancisce il passaggio da monopoli ti tipo pubblico a quelli privati, in un settore nel quale i livelli di tutela dei cittadini sono pressoché nulli.
Le liberalizzazioni fanno bene all’economia e aumentano il benessere dei cittadini- consumatori, se di queste effettivamente si tratta. In questo caso, è evidente come la parola“liberalizzazione” sia usata impropriamente in luogo di “privatizzazione” in un settore strutturalmente caratterizzato dalla gestione monopolistica del servizio e con limitate possibilità di competizione. La nostra opposizione alla privatizzazione del servizio idrico non è certamente dettata da ragioni ideologiche ma da considerazioni basate sulla pura realtà. Contrariamente alle promesse ventilate in favore della privatizzazione delle acque pubbliche che avrebbe permesso un miglioramento della qualità dei servizi, una riduzione dei prezzi della tariffa, una più grande trasparenza della gestione, in tutti i casi si è assistito, dopo alcuni mesi dell’introduzione della gestione privata, ad un aumento dei prezzi e delle tariffe molte volte del doppio o triplo delle tariffe precedenti.
Non vorremmo la moltiplicazione di episodi come quello del comune di Firenze dove è stata promossa una campagna per il risparmio idrico e un anno dopo, di fronte a una diminuzione dei consumi, Pubbliacqua ha alzato le tariffe per far quadrare i conti. Lo stesso è avvenuto ad Ascoli Piceno e a Latina, con un aumento, in quest’ultima provincia, del trecento per cento delle bollette. E cosa dire della Sicilia, dove sono presenti gli unici casi di effettiva privatizzazione del servizio e l’acqua costa più della media (Agrigento è la città più cara) mentre la qualità del servizio fornito è sicuramente inferiore alla media?
L’opinione pubblica è decisamente schierata a favore della gestione pubblica del servizio e aumentano ogni giorno le richieste di ripubblicizzazione dello stesso, soprattutto in Puglia, Toscana e Campania. Ma anche altri Paesi europei, che hanno aperto in precedenza alla privatizzazione del servizio idrico, come ad esempio la Francia, stanno sperimentando il ritorno alla gestione pubblica.
Tornando alla riforma in corso, guardiamo con molta preoccupazione all’introduzione del termine improrogabile del 31 dicembre 2011 per la cessazione delle gestioni “in house” attualmente in essere, a meno che esse non cedano almeno il 40% del capitale a soggetti privati. Tale provvedimento rischia di provocare una svendita delle azioni in possesso delle società a capitale pubblico (sulle quali gravano pesanti oneri di investimento) nei confronti dei soggetti privati, determinando un danno all’erario e responsabilità amministrativa. In alternativa, gli oneri degli investimenti in essere si trasferiranno sull’ente locale e quindi sulla fiscalità locale, oppure sul soggetto privato entrante che vorrà coprirli interamente tramite il gettito tariffario con un evidente aumento del costo a carico dell’utente.
Se svendita delle azioni, aumento dell’imposizione fiscale locale e forte aumento delle tariffe sono una prospettiva futura, cosa succederà nel periodo transitorio e cioè fino al 2013?
Sicuramente verranno congelati gli investimenti previsti e programmati per i prossimi tre anni (circa 2.4 miliardi di euro) a ulteriore danno della qualità del servizio offerto. Allora viene spontaneo chiedersi: per chi è pensata tale riforma? Sicuramente non per la collettività che ne ricaverà solo aumento dei costi e servizi più scadenti.
È altresì discutibile il fatto che l’art. 15 del decreto legge 135/2009 non prenda in considerazione ciò che ormai è ritenuto indispensabile e non più rinviabile e cioè l’istituzione di un’autorità nazionale di regolazione del settore idrico, indipendente dal Governo e con reali poteri, siano essi di carattere regolatorio o sanzionatorio, superando così l’esperienza del Co.Vi.R.I, di nomina governativa e privo di poteri reali di supervisione e sanzione.
In altri contesti, come ad esempio nel caso dell’energia elettrica e il gas, l’istituzione dell’autorità di regolazione è stato un passaggio antecedente alla liberalizzazione e privatizzazione dei relativi mercati. Non basta dunque affidarsi a gare e contratti, è necessario prevedere anche strumenti che siano in grado di disciplinare e rendere trasparente la negoziazione arbitrandola super-partes.
La regolazione dapprima seleziona la struttura del mercato, dopo ne orienta le prestazioni. Per mercati monopolistici, la regolazione stabilisce gli standard di prezzo, qualità, infrastrutture fisiche, struttura finanziaria e regole societarie. Per i mercati concorrenziali, la regolazione concede autorizzazioni, apre gli accessi alle infrastrutture, condiziona le concentrazioni e controlla la moderatezza dei prezzi.
La stessa legge 481/1995 “Norme per la concorrenza e la regolazione dei servizi di pubblica utilità. Istituzione delle Autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità” indica quali finalità essenziali dell’Autorità quelle di assicurare la fruibilità e la diffusione dei servizi in modo omogeneo sull’intero territorio nazionale, definendo un sistema tariffario certo, trasparente e basato su criteri predefiniti, promuovendo la tutela degli interessi di utenti e consumatori.
Alla luce di quanto detto, Cittadinanzattiva si appella ai rappresentanti di Camera e Senato affinché l’art. 15 del decreto 135/2009, così formulato, venga respinto. A nostro avviso la riforma del servizio idrico non può prescindere da alcuni punti fermi quali:
- l’acqua è un bene pubblico e non una merce;
- l’accesso al servizio (universale) deve essere garantito a tutti;
- l’acqua è un bene prezioso e limitato che non va sprecato (o perso);
- è necessaria un’autorità nazionale di regolazione che sia indipendente e dotata di
- effettivi poteri di regolazione, controllo e sanzione;
- coinvolgimento delle Associazioni dei consumatori e dei cittadini nella determinazione e controllo degli standard di funzionamento del servizio, in ottemperanza a quanto previsto dal comma 461 dell’art. 2 della legge 244/2007 (Legge Finanziaria 2008).

