Lo sostenibilità che parte dal cestino di casa
Mi trovo a casa, a Pordenone, qualche giorno per le feste di Natale. L’abitudine ad aprire il secchio della spazzatura e buttarci dentro di tutto indistantamente mi ha lasciato in estrema difficoltà. Qui non si può. Ce la raccolta differenziata e non puoi buttare le cose dove vuoi (nè in casa, nè fuori): c’è proprio un problema tecnico. Proprio non puoi.
Per chi è abituato dico banalità. Ma per chi non lo è e si trova a viaggiare o soggiornare in posto dove la “differenziata” è una realtà, l’impatto può rappresentare più di qualche problema. Ma già al secondo giorno vanno meglio. E’ questione di abitudine, appunto: apri non più il cestino/secchio, ma qualcosa di più grande (un vano sotto il secchiaio, di solito; uno spazio in terrazino; ecc.) e scgli dove mettere carta e cartone; plastica; vetro; umido (resti degli alimenti; carta oleata del prosciutto cotto; gusci di uova; bucce di banana – penso alle ultime cose che ho gettato stasera…). Poi c’è tutto quanto non è riciclabile che il Comune si impegna, una volta alla settimana a portare via per te (il resto lo porti tu nei bidoni specifici, proprio sotto casa). Semplice, appena impari. Ed educativo.
- ti aiuta a fare spazio e a comprimere i resti (effettivamente un problema di spazio c’è);
- ti aiuta a scegliere gli imballi meno ingombranti (le azienda capiranno?);
- ti aiuta a prendere consapevolezza che è una scelta per il domani, quindi per tuo figlio;
- può diventare un gioco per i piccoli (questo dove lo metto?);
- ti aiuta ad avere la città più pulita ed ordinata (effettivamente le cd “isole ecologiche” sono più belle dei grossi bidoni omnicomprensivi)
Forse, anzi sicuramente, altre cose. Ma a me queste sono venute in mente.
Si è parlato molto di Copenhagen questi giorni e del mancato accordo sul clima dei grandi della terra. Noi più “piccoli” la nostra parte possiamo farla. Partendo dal cestino di casa. E’ sostenibilità anche questa…
(Foto tratta da qui)


