Proventi delle sanzioni e tutor anche fuori dalle autostrade: un emendamento pericoloso

Tra le disposizioni indicate nel testo di riforma del Codice della Strada attualmente in discussione al Senato, vi è quella relativa alla modifica dell’art. 208 del codice della strada in materia di destinazione dei proventi derivati dalle sanzioni pecuniarie. La ripartizione dei proventi dovrebbe avvenire secondo il seguente criterio:

il 20% dei proventi per il ministero dei Trasporti dei quali ¼ per l’ammodernamento della segnaletica, ¼ per le barriere e per il manto stradale (escluse strade e autostrade in concessione);
il 10% al ministero dell’Interno per l’acquisto di mezzi e attrezzature delle forze di polizia per potenziare i controlli, mentre la destinazione al Viminale del 2,5% è per spese di acquisto di etilometri e narco-test;
1% al Fondo contro l’incidentalità notturna;
per gli enti locali una quota del 50% deve essere destinata: per ¼ a interventi di sostituzione, ammodernamento, manutenzione e potenziamento della segnaletica nelle strade di proprietà dell’ente; per ¼ al potenziamento delle attività di controllo, anche tramite l’acquisizione di automezzi, mezzi e attrezzature; ad altre finalità legate al miglioramento della sicurezza stradale, comprese le assunzioni di stagionali a progetto per il potenziamento dei controlli.

In caso di utilizzo difforme o di mancata trasmissione della relazione è prevista una riduzione del 3% del finanziamento destinato all’ente a valere sul Fondo ordinario dell’anno successivo.
I proventi delle multe autovelox vanno all’ente che è proprietario della strada mentre all’ente che ha effettuato l’accertamento, spetta una quota sufficiente a recuperare le spese di accertamento.

Il testo presentato al Senato, è stato, però, sottoposto ad alcuni emendamenti presentati dal senatore Grillo. Nello specifico, si prevede che:

1. una misura pari al 50% dei proventi derivanti dagli accertamenti elettronici della velocità sia destinata all’ente proprietario della strada nonché all’ente accertatore che le destinano ad opere di messa in sicurezza delle strade e al potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale.

2. nel corpo del disegno di legge è introdotto un nuovo articolo (art. 34 bis) contenente la previsione di favorire l’installazione del sistema tutor anche su strade urbane ed extraurbane: a tale scopo l’intero importo delle sanzioni derivanti dall’accertamento mediante apparecchiature elettroniche è devoluto all’ente proprietario della strada per un periodo di tempo pari a 10 anni.

CONSIDERAZIONI
Posto che i proventi conseguenti agli accertamenti elettronici dell’eccesso di velocità costituiscono una ampia fetta dell’intero ammontare delle sanzioni riscosse, la totale destinazione per incentivare l’uso dei tutor produrrebbe la distorsione di una notevole quantità di risorse finanziarie da destinare alla manutenzione delle strade e della segnaletica.

Ancora una volta l’intento del legislatore è orientato a favorire una politica repressiva dei comportamenti piuttosto che ricorrere a politiche preventive che incidano sugli altri fattori di incidentalità diversi dal comportamento umano, quali ad esempio appunto le infrastrutture.

Il sistema tutor ben funziona in un sistema chiuso quale quello autostradale: la riduzione della mortalità in autostrada negli ultimi anni è fortemente collegata alla progressiva diffusione dei tutor. In un contesto “aperto” come l’ambito urbano produrrebbe uno stravolgimento sulle dinamiche di traffico, essendo possibile per gli automobilisti sfruttare eventuali vie di fuga per eludere il rilevatore. A questo punto il sistema fungerebbe da mero autovelox non svolgendo la funzione che gli è propria di rilevatore della velocità media.

A detta di alcune associazioni imprenditoriali (es. Assosegnaletica) si determinerebbero ripercussioni negative anche sull’attività di alcune industrie nel settore (circa 20.000 addetti) della manutenzione stradale e della segnaletica ( è stata stimata la perdita di circa 3000 posti di lavoro).

Questo emendamento, inoltre, non appare coerente con lo spirito della Direttiva 2008/96/CE, che deve essere recepita entro il dicembre di questo anno, e che impone a tutti gli stati membri la messa in sicurezza e la manutenzione programmata della rete infrastrutturale.

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