Dal Mugello: sicurezza stradale e veicoli a due ruote. Il “Rosa project”.

Sono stato invitato ad un workshop sulla sicurezza stradale dei veicoli a due ruote nell’ambito di un progetto finanziato dalla Commissione Europea di nome ROSA Project: l’obiettivo del progetto è quello di ridurre il tasso di incidentalità dei motociclisti europei attraverso l’elaborazione e la diffusione di un “Manuale di buone pratiche” per la guida delle moto. Il seminario, il secondo di una serie di 9, si è tenuto al Mugello in occasione del Gran Premio d’Italia.
Per fare ciò durante la stagione di MotoGP nell’ambito delle gare il Consorzio (una serie di organismi prevalentemente collegati al mondo delle 2 ruote e coordinati da una federazione spagnola – nel sito i dettagli) oltre a mettere a disposizione un Kino-bus educativo nell’area Paddock, si creeranno dei workshop con una trentina di esperti per riflettere sui temi della sicurezza e raccogliere le buone pratiche che costituiranno il contenuto del volume. L’opportunità di toccare una decina di Paesi nell’ambito del “circus” della MotoGP permetterà di prendere conoscenza di buoni esempi e le diverse sensibilità nei confronti delle due ruote.
L’iniziativa è interessante, anche se occorre riflettere su alcune cose. Accenno solo ad alcuni aspetti che ho proposto come contributi durante il workshop:
1. da quello che ho visto nell’ambito della MotoGP non c’è spazio per parlare di sicurezza stradale. Chi è lì è interessato ad altro. L’ultima cosa che farà è andare in bus educativi sulla sicurezza stradale o a seguire qualche mini evento di educazione stradale. Nè i piloti sono disponibili ad andare oltre ad un semplice spot, in quanto concentrati (giustamente) sulla gara;
2. il vero appassionato di moto (quello che poi va al Mugello….) probabilmente è molto consapevole dei rischi che si corrono in moto: probabilmente è già caduto e sa come cadere, non sorpassa a destra, non fa zig-zag tra i veicoli. Forse corre, questo sì. Anzi probabilmente corre. Ma credo sia il meno soggetto ad incidenti, anche se (almeno per chi corre) più gravi;
3. L’uso dei testimonial della MotoGP (elemetno del progetto) è davvero credibile? Io qualche dubbio ce l’ho…se il messaggio è “Siate prudenti, andate piano in moto”, forse non sono certo i Rossi, i Pedrosa, I Lorenzo ad essere i più adatti. Non ci crede nessuno. Se invece il messaggio è legato a spiegare perchè in pista si possono fare certe cose e in strada è meglio di no, allora benvengano anche i campioni. Doohan l’ha fatto e lo spot per la sicurezza, a mio avviso è davvero azzeccato;
3. uno sguardo ai dati: su 100.300 veicoli a due ruote che nel 2008 sono rimasti coinvolti in un incidente (fonte: ACI-ISTAT), circa 80.000 si trovava in ambito urbano. L’80% dei feriti e il 42% dei morti su due ruote sono conseguenza di incidenti in ambito urbano. E’ questo l’anello debole! Certo, c’è il guardrail ghigliottina, c’è l’albero a bordo strada, c’è l’automobilista che non si accorge della moto…ma l’ambito urbano è quello dove si deve intervenire con più urgenza. L’altro, credo, è la velocità sulle strade extraurbane (quelle con gli alberi a bordo strada, per intenderci….);
4. ancora sui profili di rischio, giusto per fornire sostegno alla tesi secondo la quale chi va alla MotoGP non è il soggetto più esposto ai rischi di un incidente. In ambito urbano chi mette in atto comportamenti più a rischio è un adulto tra i 35 e 45 anni, che magari a lasciato l’auto per passare allo scooter (senza essere stato sottoposto ad esame) solo perchè è più comodo raggiungere il lavoro (traffico) o perchè risparmia (è la crisi…). E’ qui che occorre un intervento informativo e di sensibilizzazione, credo.

