Shared space: un esempio
In questi giorni mi trovo a Lussemburgo per un progetto sulla sicurezza degli attraversamenti pedonali. Il centro della città è una concreta applicazione del concetto di shared space, ovvero di spazio condiviso tra i diversi utenti della strada.E’ stato introdotto riducendo al massimo i differenziali di velocità tra auto, biciclette, moto (poche da queste parti, credo di non averne vista una….) e pedoni. E’ stata introdotta una “Zona 20” ed è stata rimossa gran parte della segnaletica: i pedoni non devono cercare le strisce pedonali, perchè in quest’area non servono. Possono attraversare dove vogliono. Gli automobilisti lo sanno e con velocità ridottissime, sanno che possono incontrare pedoni, biciclette, ma in sostanza possono impegnare quello che altrimenti sarebbe una grande area pedonale. Non ci sono marciapiedi, non servono, perchè lo spazio è condiviso e ognuno deve preoccuparsi di non occuparlo o utilizzarlo impropriamente: gli stessi pedoni possono “dare la precedenza” ad un’automobile.
La filosofia, come intuite, è quella della cooperazione tra utenti della strada. Una cosa interessante, che sembra funzionare. Lo so, vi direte, siamo in Lussemburgo e non in mezzo al traffico di Roma, alle auto di Napoli o al casino di Firenze. Comunque il Lussemburgo ha un tasso di motorizzazione più elevato di quello italiano. Eppure….



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