Safety in numbers
Girare in bicicletta è più pericoloso che viaggiare a bordo di un’automobile. Si parla in fatti, di utenti della strada più deboli. Ma è davvero così? Forse ad Amsterdam ed in Olanda sono matti? Evidentemente no, considerato che i livelli di sicurezza urbana delle città olandesi sono significativamente migliori delle città italiane.
E’ vero piuttosto che in Olanda, a Copenhagen, a Stoccolma, ma anche a a Lubiana, a Trento, a Ferrara e in molte altre realtà un automobilista si aspetta di trovare una bicicletta, quindi è più attento. E’ il concetto di Safety in numbers:
più bici circolano più lo spostamento in bici è sicuro, perché l’auto si aspetta la presenza dei ciclisti solo quando ce ne sono tanti.
L’aumento dei ciclisti, della loro visibilità , comporta una modifica nel regime del traffico. Di conseguenza, se aumentano i ciclisti cresce anche la sicurezza dei non ciclisti. Se a questo aggiungiamo delle infrastrutture (leggi piste ciclabili), degli strumenti di riduzione delle velocità tra i veicoli (leggi “zone 30″) e degli interventi formativi di mobilità sostenibile (leggi educazione stradale nelle scuole), ritengo che avremmo fatto un bel passo in avanti per rendere sicura la mobilità in bicicletta. Più persone sarebbero invogliate ad utilizzare negli spostamenti brevi la bicicletta e gli spostamenti sarebbero più sicuri di quanto non lo sono ora: è il principio del “safety in numbers”.












