Archive for ‘Mobility Reading’ category

Famiglie mobili

9 marzo, 2010 | luca pascotto | No Comment


Stamattina ho letto questo interessante articolo su Repubblica. In periodi di difficoltà nel trovare (e mantenere) un lavoro, di precarietà dei rapporti di lavoro, di difficoltà per le giovani famiglie il fatto che marito e moglie lavorino in luoghi diversi non cedo sia una cosa così sporadica.
L’ISTAT li definisce “Pendolari della famiglia”, un fenomeno che oggi riguarda in Italia quasi due milioni e mezzo di persone, di cui 650 mila formano stabilmente nuclei di “famiglie a distanza”, con numeri in perenne crescita, e dove le donne in trasferta sono sempre di più.
A questi vanno aggiunti, nelle grandi città, le famiglie in cui almeno dei due genitori esce di casa molto presto, in treno o in auto, per raggiungere il lavoro e rientra a casa molto tardi, in treno o in auto: anche in questi casi, almeno durante la settimana, il rapporto di coppia è molto allentato. Per chi ha figli è ancora più difficile. Soprattutto se nella città in cui si risiede non ci sono altri aiuti su cui contare (nonni, zii, amici). Difficile e costoso, proprio come nelle storie raccontate nell’articolo.
Ma d’altronde pur di avere un figlio una coppia mette in conto difficoltà, disagi e costi. E fa poi di tutto per dedicargli tutto il tempo possibile. Sono le difficoltà della mia generazione: mancanza di condivisione della quotidianità, relazioni familiari sono fatte di momenti, desiderio di migliorare la qualità della vita, insofferenza verso tutto ciò che ostacola questi sforzi (il traffico, la qualità dei servizi, ecc.). Ma di fondo c’è molto ottimismo. Se no, come si farebbe?

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Mobility Books: Fuori Orario

11 gennaio, 2010 | luca pascotto | No Comment

Claudio Gatti giornalista de Il Sole 24 Ore, New York Times e International Herald Tribune ha condotto un’inchiesta su Ferrovie dello Stato, raccogliendo testimonianze, documenti riservati, mail dalle quali dimostra, come dice nel titolo, “le prove del disastro FS”.

Storie piccole e apparentemente insignificanti (come spendere abitualmente la metà sul treno notte Roma-Parigi; come, in mancanza di controllo, ditte di pulizie rispettabilissime riconsegnavano a Trenitalia i capi di biancheria non lavati, ma solo spruzzati con disinfettante), ma anche aspetti più eclatanti (le modalità con cui vengono aggirate le normative europee per l’effettuazione delle gare nelle fornire di beni e servizi; l’allontanamento di aluni dirigenti scomodi, la gestione dei problemi di sicurezza a seguito di alcuni drammatici incidenti; le modifiche ai tracciati per l’alta velocità e le relative conseguenze ambientali). Fatti documentati e da conoscere, che descrivono come nelle ferrovie ci mangiano un po’ tutti: politici, management, dipendenti, fornitori, passeggeri. Per questo le ferrovie rappresentano l’immagine di un Paese che fa fatica a cambiare.

Emblematico, a questo proposito la storia di incrociata di un controllore disposto a far pagare una propria tariffa personale sulla tratta Roma-Parigi (treno notte) a chiunque fosse disposto a pagarla e di un manager disposto ad accettare l’offerta: classico caso in cui, in Italia, “anche persone normalmente rispettose della legge possano essere portate a credere che non ci sia nulla di male nel pagare un bigliettaio anzichè un biglietto”.

L’indagine dimostra come ciò la qualità del servizio e l’attenzione alla persona che viaggia non sia al primo posto. Più importante è la distribuzione dei 6 miliardi che ogni anno affluiscono nelle casse delle Fs, somma che rappresenta una tassa occulta di 273 euro all’anno per famiglia. E chi non usa il treno?

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