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Il Blog di Luca Pascotto
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(Più) Personale

La tua stazione è pulita?

IMG00015-20091118-1445Rientrando da Terni (in treno) l’altro giorno mi sono imbattuto su questo cartello informativo esposto in più parti nella stazione umbra: “Con un SMS la tua stazione è più pulita“. Basta inviare un SMS al numero 313.8083544 e, in teoria, parte una segnalazione alla ditta alla quale è affidata la pulizia della stazione (in quel caso SNAM LAZIO).

Lodevole iniziativa. Peraltro la stazione di Terni l’ho trovata particolarmente pulita (anche se non funzionavano i monitor con orari dei treni e informazioni sui binari…..sigh…ma forse era casuale). Ovviamente questo servizio ha più senso se dall’altra parte (lato utente) c’è lo stesso livello di attenzione al degrado. Cioè se non si buttano carte, lattine, bicchieri e fazzoletti di carta a terra.

Mi ha fatto ricordare un’altra campagna, a più larga scala, avviata in Inghilterra. Lì addirittura il Times ha avviato una campagna in cui chiede al cittadino (al consumatore) di inviare una mail (onlinepics@thetimes.co.uk) delle stazioni che non rispettano standard minimi di qualità dei servizi e di decoro: si valutano standard minimi, servizi offerti, modalità con cui vengono fornite le informazioni ai passeggeri e la facilità di accesso. Le lamentele riguardano anche il fatto (non trascurabile in effetti) di dover utilizzare i sottopassaggi con le valige nel cambio di binari

L’obiettivo? Creare una specie di “bacheca della vergogna”, così da suscitare interventi migliorativi nei gestori. In effetti, il Segretario di Stato per i Trasporti (Lord Adoins) ha già promesso una serie di interventi: duplicare gli spazi per la parcheggiare le biciclette e per la sosta dei veicoli (che strano, da noi li mettono a pagamento….), addirittura quantificati in 10.000 stalli all’anno; i miglioramenti delle stazioni diventeranno uno dei criteri di valutazione dei gestori delle compagnie ferroviarie (private); saranno fissati standard minimi per tutte le stazioni;

Morale

Forse è davvero opportuno organizzare queste forme di mobilitazione, e di civile protesta per tentare di alzare la qualità dei servizi. Forse serve alzare la voce, nel senso di fotografare, sollecitare, informare i responsabili dei trasporti. Lo stato di degrado balza agli occhi solo a seguito di qualche fatto di cronaca che avviene nelle piccole stazioni di periferia. L’esperienza inglese, del resto, nasce proprio da un viaggio del responsabile trasporti tra le principali stazioni inglesi.

Chissà, io potrei attivarmi, magari da questo blog sulla tratta Roma-Velletri, un viaggio alla ricerca della qualità, forse perduta, più facilmente mai conosciuta.

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Sosta: basta poco…

parcheggio

Vi è mai capitato di entrare in un parcheggio a pagamento al coperto (ad esempio in un centro storico, in un aeroporto…) oppure in un parcheggio all’interno dei centri commerciali e girare per parecchi minuti minuti prima di trovare un posto libero? Capita spesso, credo. Ci impazientisce, soprattutto se la sosta è a pagamento: stiamo pagando anche solo per cercare il posto… Soluzioni come quelle che ho visto ad Ancona, in questi giorni, per fortuna abbastanza frequenti, sono molto semplici e molto interessanti.
Semplici indicazioni di direzione che indicano il settore del parcheggio dove sono disponibili dei posti e, soprattutto, all’interno del settore verso il quale veniamo indirizzati, piccole lampadine verdi che comunicano all’utente la presenza di uno stallo libero.
Tutto molto semplice, vero? Tutto molto utile, vero?

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EETS il “Telepass” europeo: ancora 5 anni

telepassLa maggior parte sistemi elettronici di pagamento dei pedaggi funziona con un’apparecchiatura di bordo che comunica ai gestori dell’infrastruttura stradale le caratteristiche del veicolo, quali il peso e le dimensioni, in base alle quali viene stabilito l’importo del pedaggio. Purtroppo, però, tali sistemi nei vari Paesi europei sono incompatibili fra loro. Di conseguenza un cittadino italiano in viaggio verso la Francia, arrivato a Ventimiglia non potrà più utilizzare il suo Telpass.

La Commissione da tempo sta lavorando per rendere operativo un servizio europeo unico di pedaggio stradale: gli automobilisti così potranno utilizzare la propria apparecchiatura di bordo (es. telepass per noi italiani) anche per utilizzare le autostrade (ma anche ponti, gallerie, ecc) europee. L’abbonamento, quindi sarà unico ed il gestore si preoccuperà di tutto il resto. I vantaggi sono evidenti: fluidificazione del traffico ai caselli (pensate soprattutto ai mezzi pesanti), comodità per l’utente.

Il 6 ottobre scorso la Commissione ha adottato una decisione che stabilisce le specifiche e i requisiti tecnici essenziali necessari per il lancio d’un servizio europeo di telepedaggio (EETS: European Electronic Toll Service): tale passaggio uno dei più delicati e difficili per rendere operativo il sistema.

La comunicazione della Commissione è importante per altri aspetti:

  1. stabilisce i diritti e gli obblighi dei gestori che riscuotono i pedaggi, dei prestatori di servizi e degli utenti;
  2. Stabilisce che gli utenti potranno sottoscrivere un abbonamento con il prestatore di servizi di loro scelta;
  3. stabilisce che i pedaggi pagati tramite il sistema EETS non possono essere superiori ai corrispondenti pedaggi nazionali o locali.

Unico neo: per noi automobilisti il sistema sarà disponibile fra 5 anni, per il trasporto professionale (veicoli stradali di peso superiore a 3,5 tonnellate o servizio passeggeri) fra 3.

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Cycle to work? Come sostenere la mobilità in bicicletta

P1010439Siamo nel cuore della settimana europea per la mobilità sostenibile (16-22 settembre 2009). Moltissime le realtà che hanno messo in evidenza politiche o progetti che riportano la bicicletta al centro delle scelte dei cittadini come strumento per i loro spostamenti. Ovviamente ci voleva un post sulla mobilità su bicicletta. Più precisamente vi presento due modalità di come è possibile sostenere una maggiore diffusione della bicicletta.

Due paesi, due approcci diversi alla mobilità in bicicletta. Per entrambi, il fine dichiarato è quello di contribuire alla cd mobilità sostenibile, in sostanza ad incentivare scelte di trasporto alternative all’auto privata negli spostamenti quotidiani.

Caso A. Il Governo lancia un piano di incentivi all’acquisto di biciclette, con sconti fino al 30% direttamente presso il punto vendita. Qualsiasi bicicletta può essere acquistata, anche MTB da competizione. In poche settimane il Fondo viene esaurito e il Ministero annuncia al più presto un suo rifinanziamento. Gli incentivi riguardano solo il mezzo, non gli equipaggiamenti. Se già volete sapere qual è il Paese in questione, cliccate qui, ne avevamo già parlato.

Caso B. Il Governo lancia un “National Cycle Plan” (così capite già di che Stato stiamo parlando), in realtà già dal 2003: il provvedimento permette al consumatore di poter entrare in possesso molto facilmente di una bicicletta e del relativo equipaggiamento (casco, indumenti di protezione, borse, ecc), vedendosi trattenere una quota mensile (senza interessi – con detassazione dell’acquisto) direttamente dallo stipendio. Questo perchè il Governo si è adoperato perchè le aziende stesse fossero attive protagoniste nelle politiche per la mobilità sostenibile. Viene messo a disposizione un sito internet tramite il quale è possibile prendere visione dei prezzi delle biciclette, valutare i risparmi per il consumatore, calcolare le quote mensili che verranno trattenute dallo stipendio ed ottenere un “secure voucher” da trasmettere al datore di lavoro. Ecco il punto: è quest’ultimo che acquista la bicicletta per il dipendente e che gli tratterrà una quota mensile. Un esempio? Secondo il Times (edizione dell’11 luglio 2009) alcuni consumatori pagando 15£ al mese per 18 mesi, già possono entrare in possesso delle bicicletta. Ovviamente non tutte le aziende hanno aderito al progetto “Cycle To Work”, nè l’incentivo all’acquisto viene garantito, ad esempio, ai lavoratori dipendenti.

Onestamente, pur non avendo approfondito tutti gli aspetti, mi è parso un progetto interessante. Per una serie di motivi:

  1. gli incentivi rientrano in un più complesso piano di 100.000£ per rilanciare la mobilità in bicicletta (visita il sito governativo) ;
  2. vengono attivamente coinvolte le aziende;
  3. vengono considerati parte dell’acquisto (e quindi incentivato) anche le dotazioni di sicurezza. Aspetto questo non trascurabile.

Dimenticavo:

La foto che vedete l’ho scattata a Copenhagen, in pieno centro….

In Inghilterra non mi risulta esserci un clima particolarmente soleggiante……

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