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Il Blog di Luca Pascotto
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Safety in numbers

Biciclette a Copenhagen


Girare in bicicletta è più pericoloso che viaggiare a bordo di un’automobile. Si parla in fatti, di utenti della strada più deboli. Ma è davvero così? Forse ad Amsterdam ed in Olanda sono matti? Evidentemente no, considerato che i livelli di sicurezza urbana delle città olandesi sono significativamente migliori delle città italiane.
E’ vero piuttosto che in Olanda, a Copenhagen, a Stoccolma, ma anche a a Lubiana, a Trento, a Ferrara e in molte altre realtà un automobilista si aspetta di trovare una bicicletta, quindi è più attento. E’ il concetto di Safety in numbers:

più bici circolano più lo spostamento in bici è sicuro, perché l’auto si aspetta la presenza dei ciclisti solo quando ce ne sono tanti.

L’aumento dei ciclisti, della loro visibilità , comporta una modifica nel regime del traffico. Di conseguenza, se aumentano i ciclisti cresce anche la sicurezza dei non ciclisti. Se a questo aggiungiamo delle infrastrutture (leggi piste ciclabili), degli strumenti di riduzione delle velocità tra i veicoli (leggi “zone 30″) e degli interventi formativi di mobilità sostenibile (leggi educazione stradale nelle scuole), ritengo che avremmo fatto un bel passo in avanti per rendere sicura la mobilità in bicicletta. Più persone sarebbero invogliate ad utilizzare negli spostamenti brevi la bicicletta e gli spostamenti sarebbero più sicuri di quanto non lo sono ora: è il principio del “safety in numbers”.

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Fubi: la bicicletta (pieghevole) che viene dalla Svezia

Vista così non dice niente. Niente di quello che in realtà è. Nel senso che Fubi è una normalissima bicicletta, ma che racchiude i vantaggi di una folder bike (le bici pieghevoli) con quelle di una normale bicicletta (ruote e telaio standard).
Stanco di vedersi rubare la sua bicicletta, Ulf Laxström ha deciso di realizzare la quadratura del cerchio: una bicicletta facilmente scomponibile, da tenere in auto o in ufficio, ma con telaio standard. Effettivamente c’è riuscito, anche se le operazioni non sono onestamente così semplici vome piegare una Dahon o una Brompton. Tra l’altro serve avere con sè qualche attrezzo di fissaggio. Ma una volta montata, la pedalata è quella di una vera bicicletta e quindi si fa meno fatica. Il video qui sotto (2min 50sec) descrive abbastanza chiaramente la caratteristiche ed i vantaggi della Fuba. Vi interessa?
Questo è il sito di riferimento (in finlandese, svedese ed inglese)

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Velo City 2010: e quale città poteva essere la capitale della bicicletta?

Si sta tenendo in questi giorni a Copenhagen il Velo City Global 2010 congresso mondiale sul contributo che la mobilità ciclabile può dare nelle città del futuro. Confesso mi sarebbe piaciuto esserci andato. Questa breve clip dà un’idea di come la città si è preparata all’evento, ammesso che ce ne fosse bisogno

Copenhagen is getting ready from Velo-city Global 2010 on Vimeo.

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Segnaletica: reinventare lo STOP?

E’ la proposta di un certo Gary Lauder, imprenditore californiano, dopo aver preso una multa perchè non si era arrestato completamente ad uno stop sebbene non ci fossero auto in transito sul senso che aveva la precedenza. E la spiega in 4 minuti di power point che ripropongo qui sotto (se volete ci sono i sottotitoli anche in italiano)

Lauder ritiene che ci siano troppi “stop” anche dove non sempre è realmente necessario. Ricorda come ci sia un efficienza ambientale dei veicoli, ma anche delle strade: perchè buttare energia (sto&go) quando non servirebbe farlo (fa anche un conteggio economico di quei 10 secondi persi in cui occorre arrestare il veicolo e ripartire)? Perchè non immaginare un sistema più efficiente di gestione dei flussi del traffico nel quale, ad esempio, sia più facile l’alternanza in condizioni di forte traffico (altrimenti chi ha la precedenza farebbe aspettare troppo che non la ha e deve aspettare, in teoria, che passino tutti quelli che percorrono la strada principale)?

Come fare?
1) introdurre un nuovo cartello che è la sintesi tra un “dare la precedenza” e un segnale di “stop”;
2) l’incertezza comporta maggiore attenzione: quando c’è un fattore di novità, un imprevisto, la gente rallenta e cerca di capire cosa vuole, dire. Insomma è più prudente, perchè non sa come reagire ad una situazione nuova. Probabilmente coopera, come avviene nelle rotonde.

Che ne pensi?

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Guardando al futuro…auto? metro? Ma che diavolo è questo?

Non mi sono mai piaciuti i film di fantascienza. Nè quelli ambientati nel futuro che ci fanno intravedere come saremo, quali tecnologie applicheremo, come ci sposteremo. Ma quando mi sono imbattuto su questo video (3 min),

ho pensato che forse le città potrebbero immaginare una rete di trasporti sopraelevata di questo tipo. Agile, non invasiva, lenta (ma comunque più veloce di un’auto in città), interconnessa con gli altri mezzi. Soprattutto frequente, secondo lo schema degli impianti di risalita sciistici che, secondo me, hanno molto da insegnare in termini di servizi per la mobilità urbana: non una grande seggiovia(=leggi autobus, treno, metropolitana) che occupa la rete (=leggi la strada, la corsia, i binari), ma molte cabine, più piccole, ma più frequenti. Gli ingegneri dei trasporti credo li chiamino PRT (personal rapid transit) e sono uno strumento per la mobilità sostenibile.

Troppo futuro? Forse no, almeno se passate per l’aeroporto di Heathrow tra qualche anno, o se andate a Cardiff, UK oggi stesso…..

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