Storie di quotidiano e di canzoni

Sono iscritto ad una mailing list di Ivano Fossati, un cantautore che seguo da molti anni. Non partecipo a discussioni e forum, nè ho rapporti con gli iscritti. Mi basta, almeno per ora, rimanere aggiornato: una canzone nuova, un concerto, una apparizione televisiva, un vecchio video.
Oggi però nella mail ho trovato questa breve storia, che ho trovato affascinante e che in Mobility For All sta comoda. Ripeto, non conosco l’autore o l’autrice, spero non se ne voglia se riporto integralmente il testo della mail.
“L’autista ha tatuaggi e collanine che nascondono un po’ le rughe e i capelli ritinti.
Ma nella sua uniforme sta bene. ci sta da più di vent’anni, e il suo giro lo conosce a memoria.
Da qui a lì, soste, fermate a richiesta, sali e scendi di gente.
Anche la gente è più o meno sempre la stessa.
Tipi comuni, che però pensano di essere tutti speciali, e puoi giurarci che lo sono,
perché hanno capito che ognuno lo è, speciale, nei sogni e nelle illusioni.
Gente anche volgare, forse, anche popolare, di quella che birra stadio rocchenroll tivvù gruppo
e qualche amore sparso nella vita.
Il viaggio non ha sorprese né eccessive scosse, i finestrini sono un po’ abbassati,
giusto per far scappare l’odore di sudore e stanchezza,
e dai finestrini puoi guardare il mondo fuori, ma mica tanto,
perché sono appannati e sporchi di polvere.
Meglio ascoltare la musica che mette su l’autista. Già sentita, vero.
Ma tutto, qui dentro, sa di pendolari e di tempo passato a rincorrere i sogni e non acciuffarli mai.
L’autista ci sa fare, coi sogni, soprattutto con quelli degli altri.
Li intercetta e li porta in giro, soste, fermate a richiesta, acuti e schitarrate compresi.
Che poi meglio non sapere se lo faccia ormai solo per mestiere, o se ogni tanto, in qualche fermata,
un po’ si diverta ancora, a portare in giro quei pendolari della vita,
che si aggrappano quieti alle maniglie, per evitare di traballare troppo.
Una cosa è certa: che quando scende, la gente canticchia le sue canzoni,
almeno per un po’. E a casa ci si arriva sempre, con lui.”
Grazie lalab










